Monday, April 18, 2011

Web 3.0: l'invasione dei droidi? - droids invasion?

Translittered from italian...

When we started using the internet, WH Gates the third, together with its computer geek jedis, told us what was it for: "we shall use it as a repository of information to which having access, (almost) instantly, (almost) free, (almost) effortlessly". In short, a huge body of knowledge that was made available from many sources, and where to get from. We followed their advice, at first with caution, such as toddlers playing with a new toy for the first time, then, once we improved skills, with increasing familiarity, taking possession of the keyboard as the remote control that we have learned to use for ten years. A panel of substantially infinite content, not always reliable, but with the great advantage of having access to when we wanted, and as we wanted. And the feeling of something "interactive", which allowed us to overcome the concept of spectator of something proposed by others. If the TV offered a limited set of contents, through which my knowledge could be "driven" in some way, the PC connected to the Internet (let's call it Web 1.0) gave us the feeling of overcoming this impasse, with the sense that we could somehow work on the contents bouquets available. It was not really so, but so it seemed, given the number of florists we could turn to.
At one point, however, this was is no longer enough: the Web would have been conceptually undervalued, if its function had merely been to allow everyone to gather content from a number of sources. The step forward was the possibility to intervene at the level of the individual user content: generate, share, transmit, modify it at will, as in a group of peers. In short, a process of content democratization from the bottom, and a philosophic shift from the broadcasting of contents, to their management and production. Web 2.0 was born.
Throughout this process, the role of computers has been instrumental in allowing these changes: boxes that collect information, and intelligence and SW that serve users in the process of transfer / exchange / editing of contents. But for these few years of Web 2.0, the plethora of user-generated contents has far exceeded the original content. Plus, these contents are not orphans, but bring with them a set of user-related information that are the result of each of the profiles that all the sources that generate content (i.e. us) has taken good care of characterizing.
What does this mean? It means that this mass of data can train artificial intelligences, can make the boxes that until now have been limited to making service take the initiative, or learn from this wealth of information, to know how we are and propose things that we need. In short, the web is getting filled with SW droids that can think for us, e.g. to predict our desires, and thus to overcome the simple function of servicing. Also: these droids, using this cornucopia of data, can actually "create" new content, making it one of the species that interacts with humans. Is this the future Web 3.0?
So it seems, as Conrad Wolfram predicts. And it is a difference in quality, not quantity, compared to Web 2.0. Is it of concern? Do you fear the HAL 9000 effect?
It seems to me one more chance. Some pico-elements that show this change are under our eyes: just try to look for a "friend" among your Facebook "friends": you type the first letter, and boom, the first that appears in the suggestion list is, with high probably, the very one you are looking for.
Then, you know, the claimed "goodness" or "badness" of an instrument depends only on the use we will make of it ...

The original post in italian

Quando abbiamo cominciato ad utilizzare internet, il vecchio Bill Gates ci ha detto a cosa serviva: lo utilizzavamo come ricettacolo di informazioni alle quali avere accesso (quasi) istantaneamente, (quasi) gratuitamente, (quasi) senza sforzo. Insomma, un grande pozzo di conoscenza che veniva messo a disposizione da tante sorgenti, ed al quale attingere. Lo abbiamo fatto, dapprima con cautela, come i bambini che giocano per la prima volta con una cosa nuova, e la cosa non è affatto banale, poi, mano mano che acquisivamo competenza nell'uso, con sempre maggiore dimestichezza, prendendo possesso della tastiera come del telecomando che abbiamo imparato ad usare a dieci anni. Una pulsantiera sostanzialmente infinita di contenuti, non sempre affidabile, alla quale avere accesso quando volevamo, e come volevamo. E la sensazione di qualcosa di "interattivo", che ci permetteva di superare il concetto di spettatore di qualcosa proposto da altri. Se la TV offriva un insieme di contenuti limitato, e orientava quindi quello che potevo vedere, il PC connesso ad internet del Web 1.0 superava questo impasse, dandomi la sensazione che in qualche modo potessi intervenire sul bouquet a disposizione. Non era davvero così, ma così sembrava, visto il numero di fiorai ai quali potevo accedere. A un certo punto, però, questo non ci è bastato più: il Web era concettualmente sottosfruttato se doveva llmitarsi a permettere a tutti di raccogliere contenuti. Il passo in più era la possibilità di intervenire, a livello del singolo utente sui contenuti: generarli, condividerli, trasmetterli, modificarli a nostro piacimento, in gruppo, tra pari. Insomma, un processo di democratizzazione dal basso dei contenuti, ed un passaggio dal broadcasting of contents, al management degli stessi. Era nato il Web 2.0.
In tutto questo processo, il ruolo dei computer è stato strumentale a permettere questi scambi, scatoloni che raccolgono informazioni, e intelligenze SW che servono gli utenti nel processo di trasferimento/scambio/modifica dei contenuti. Ma in questi pochi anni del Web 2.0, la pletora di user-generated contents ha di molto superato i contenuti originali. Ed inoltre, tali contenuti non sono orfani, ma portano con se' un insieme di informazioni user-related che sono il frutto dei profili che ognuno dei generatori di contenuto (cioè noi) ha avuto tanta cura di caratterizzare.
Cosa vuol dire questo? Vuol dire che questa massa di dati può addestrare intelligenze artificiali, può fare in modo che gli scatoloni che fino ad ora si sono limitati a fare servizio, possano prendere l'iniziativa, ovvero imparare, da tale mole di informazioni, a sapere come siamo fatti, e proporci le cose di cui abbiamo bisogno. Insomma, il web si popola di droidi software in grado di pensare per noi, di predire i nostri desideri, e di superare quindi la semplice funzione di maggiordomo dei contenuti richiesti. Non solo, questi droidi, sulla base di questa cornucopia di dati, possono realmente "generare" nuovi contenuti, diventando una specie che interagisce alla pari con gli umani. E' questo il futuro Web 3.0? Così sembra prevedere Conrad Wolfram. Ed è una differenza di qualità, non di quantità, rispetto al Web 2.0. E' preoccupante? Fa paura l'effetto HAL 9000? A me sembra un'opportunità in più. E di fatto alcuni elementi per vedere questo cambio già nel presente ci sono: fate caso al fatto che, quando cercate un "amico" tra i vostri "amici" di facebook, il primo che vi appare dalla lista dei loro suggerimenti è, con alta probabilità, proprio colui che state cercando. Poi, si sa, la bontà o cattiveria di uno strumento dipende solo dall'uso che se ne fa…

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