Monday, February 07, 2011

State multiculturalism: failure or future?

I honestly need to say this: when I first heard of this David Cameron's statement on multiculturalism, I just thought that it was something silly from a person who just wanted to set himself apart from the past (the encumbering Blair's past).

But then I realized that there was something deeper going on there, e.g. a political statement on the fact that, by not giving to second generation immigrants (and to 1.5g as well) a model, they wouldn't have a reference whom to confront to (and possibly, to react to). Basically, the youngsters have been swaying between their parents models (that were however unable to keep up with the changes they, in first person, were facing), and the shaking reference of the new country which is basically unwilling of (if not afraid of) providing them with the so-called mainstream model. As a result, they feel themselves right in the middle, and maybe not totally accepted by either side of the shore. I am grossly extrapolating by saying that Cameron predicts that this could possibly end up in feeding terrorism.

Without jumping to these frightening conclusions, I don't know if Cameron's analysis is correct, but I'm under the impression that if we just downplay the sentence "multiculturalism has failed" as a right-wing shortsighted position, we may be underestimating the issues that may need to be faced in the future. Since immigration is now worldwide (I am under the idea that sic stantibus rebus, it is going to be a stationary and multiple sources-multiple sinks phenomenon), I don't think that "it's just a matter of time" to settle things down. I am convinced that an intercultural society, and civilization merge as well, do not breed automatically from multiculturalism, but may need to be driven to be favoured, more than let free. The choice on how to drive this process is now at stake: are we really so sure that sharing the "universal human rights" postulate is enough?


In italiano:
In tutta onestà devo dire questo: quando ho ascoltato per la prima volta questa dichiarazione di Cameron multiculturalismo, ho pensato che fosse qualcosa di sciocco detto da una persona che voleva distaccare la propria immagine dal passato di chi ha rivestito il suo ruolo (il passato ingombrante di Blair).

Ma poi ho capito che c'era qualcosa di più profondo in quello che diceva: una dichiarazione politica sul fatto che, non fornendo un modello agli immigrati di seconda generazione (come a quelli "1.5g"), questi ultimi non avrebbero un riferimento con cui confrontarsi (ed eventualmente, a cui reagirei). Fondamentalmente, questi giovani immigrati stanno oscillando tra il loro modello proposto dai loro genitori (incapaci tuttavia di tenere il passo con i cambiamenti che, in prima persona, stanno affrontando), ed un insicuro riferimento proposto dal modello del paese che li ospita, quest'ultimo di certo non voglioso (se non proprio impaurito dalla possibilità) di fornire il modello di riferimento.
Come risultato, il giovane immigrato di seconda generazione, si sente nel mezzo del guado, e forse non totalmente accettato da nessuna delle due rive. Sto grossolanamente estrapolando, se dico che Cameron predice che questo processo potrebbe portare ad alimentare il terrorismo.

Senza saltare a queste ultime preoccupanti conclusioni, io non so se l'analisi di Cameron è corretta, ma ho l'impressione che derubricare la frase "il multiculturalismo ha fallito" ad una miope posizione destrorsa, potrebbe portare a sottovalutare situazioni che comunque dovranno essere affrontate. Dal momento che l'immigrazione è ormai un fenomeno globale (ho la convinzione che rebus sic stantibus, è un fenomeno stazionario e multisorgente e multidestinazione), non credo che "è solo una questione di tempo" per risolvere le cose . Sono convinto che una società interculturale, ed il mescolamento culturale, non cresce automaticamente dal multiculturalismo, ma può avere bisogno di essere guidato per essere favorito, più che lasciato libero. La scelta su come guidare questo processo è l'argomento all'ordine del giorno:siamo davvero così sicuri che il postulato della semplice condivisione dei "diritti umani universali" sia sufficiente?

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