Tuesday, May 13, 2008

Just a 2% chance...


It won't happen, but if it did... ;)
This is in Italian, and it's definitely what I've thought of on Sunday.
Sette giorni.
Lunedì, oggi, due giri del raccordo anulare, palinsesto delle radio alla mano per sentire tutte le trasmissioni possibili, sorrisi soli in macchina al semaforo, cantate inni della Roma se lo dice un conduttore qualunque, suonate di clacson in mezzo al deserto. Domenica è ancora così lontana e così vicina. La sera appuntamento su Teleroma56 per "Lazialità in tv", trovare teneri i gol di Rocchi e Pandev e pensare che per loro Genova non è niente. Ma poi ascetismo, solitudine, soliloqui, domande escatologiche tipo: "Totti recupererà per domenica?". Oppure altre minori, tipo: che sta succedendo nel resto del mondo?
A mezzanotte sai che è Martedì: un giorno in meno, un pensiero in più. Quel pensiero stupendo. Comprati tutti i quotidiani. Sulla Gazzetta, Zenga: "Inter, te lo faccio vincere io". Sul Corsport, Cuper: "Inter, te lo faccio perdere io". Su Tuttosport scambio De Rossi e soldi per Legrottaglie. Su Liberola notizia che gli interisti in ritiro sono a tavola in 13; in settimana sarà svelato anche il codice da Vinci: il 4-2-3-1 di Luciano Spalletti. Sui diarietti delle elementari: "Lotta con il cuore vinci il tricolore".
Il grande Mercoledì è arrivato: sarà “un giorno lungo senza parole, sarà un giorno incerto di nuvole e sole”. Arriverà soltanto una risposta, la notizia che Totti sarà a Catania con la squadra. Ma in campo.
Giovedì gnocchi, un omaggio alla Barilla. Obrigado Parma? Quel jingle che faceva do-re-mi-fasol-la-sol... e il ragazzino con la sciarpetta della Roma che entra allo stadio e vede quella cosa. Riscoprire di essere ancora tu. Tornare all’improvviso buoni, fioretti a iosa: dire “ti voglio bene” a chi non l’avete mai detto, ma avreste voluto dirlo; fate gli auguri di compleanno che vi vergognate di fare perché quella persona è veramente speciale, scrivete lettere d’amore, sentite Il testamento di Tito di De Andrè ché porta gli atei in Paradiso prima di una visita alla Mecca per Kharja (cantava una volta il punk: "Allah è grande e Houssine è il suo profeta").
Venerdì cena con gli amici veri, cioè quelli che vedi sempre o quelli che vedi per certe occasioni per sempre: queste. Ricordi di trasferte passate, visione rigorosamente in vhs di Roma-Dundee. Un sospiro di sollievo quando Milne sbaglia sullo 0-0. Pruzzo-Pruzzo-Di Bartolomei. Agostino.
Sabato a casa da solo. Al massimo un giro in macchina, sempre sul raccordo anulare, solo per vedere quant’è bella Roma. Rispolverare vecchi album delle figurine con quelli della Lazio scarabocchiati o appiccicati all’ingiù; il primo abbonamento, l’ultimo biglietto, se ce la fate la visione di Febbre a 90, un bacio all’amore, a letto con la sciarpa addosso anche se è estate, giù in cantina o dietro l’armadio della camera da letto a riprendere la bandiera cucita dalla nonna nel 1983, o da mamma o papà e pensare a chi non c’è più ed è stato lì con te. Un pensiero a chi è stato romanista, che ha sentito questa passione, che ha vissuto questa settimana senza mai sapere cosa l’aspettasse la domenica.
Domenica, dimmi cos’è.

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